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SCAMPIA

NAPOLI: LA DECADENZA DI SCAMPIA
Lo Stato ha fatto la sua parte centrale in questa decadenza con il piano Ina-casa, varato nel 1949. Il piano prevedeva nel casale di Secondigliano a Napoli la costruzione di case popolari abitate a partire dal 1957. Poi venne la famosa lg 167 del 1962: i comuni con più di 50.000 abitanti furono invitati a formare un piano delle zone da destinare alla costruzione di alloggi a carattere economico e popolare, nonchè alle spese e ai servizi supplementari, urbani e sociali ivi comprese le aree a verde pubblico. A Napoli l'espansione della città venne individuata in due aree: Secondigliano e Ponticelli. Il baricentro della città si spostava così verso l' interno della provincia con l'obiettivo di diffondere sul territorio un sistema di centri urbani. Sulla carta i progetti di queste aree erano estremamente interessanti, se non rivoluzioanri. Per esempio, al momento del loro concepimento, le sette vele di Acampia erano unità abitative di concezione estremamente ardita, che dovevano realizzare intenti quasi "utopici": le vele, in grado di ospitare centinaia di nucle familiari, dovevano divenire veri e propri edifici-rione, favorendo l'integrazione fra abitanti. Attorno la disposizione urbanistica era quella tipica del funzionalismo: grandi viali di scorrimento rapido che avrebbeo consentito collegamenti veloci ed agevoli, le grandi torri abitative divise da parchi e giardini avrebbero permesso la divisione fra funzioni abitative, amministrative e commerciali. Una città modello insomma. Ma qualcosa non è andata secondo i piani se, nel giro di una decina d'anni, Scampia è diventata tristemente famosa, sia a livello locale che nazionale. Scampia iniziò a popolarsi tra il 1976 e il 77. Dopo il terremoto del 1980, che colpì anche Napoli, ai vincitori dei bandi di case popolari si aggiunsero numerose famiglie che provenivano da altre periferie e dal centro storico della città colpite dal sisma. In verità nelle Vele, nei palazzi dei lotti M ed L pochi saranno gli abitanti che vi si insidieranno in quanto assegnatari di quelle abitazioni. Molte invece sono le famiglie che occuperanno le strutture: i senza tetto storici, gli abitanti sistemati nele Vele dal programma straordinario post terremoto, altre famiglie di disperati che occupano gli spazi al pian terreno degli edifici Vele che non erano adibiti però ad uso abitativo. Un insieme di famiglie, in sostanza, accomunate dall'esigenza pressante di avere un tetto sulla testa e caratterizzate da un basso livello reddituale. Alla fine degli anni 80, comunque, Scampia può dirsi completata: la Circoscrizione  nata nel 1987 rimane tutt'ora la più giovane circoscrizione del comune di Napoli. La dinamica perversa che ha trasformato l'utopica città-giardino nell'antiutopico ghetto di periferia non ha una sola causa. Senz'altro la più rilevante è l'incapacità da parte dei governi locali di gestire inmodo efficiente e corretto la realizzazione di un progetto tanto vasto ed ambizioso. Ma anche l'aver dato la precedenza assoluta alla costruzione di alloggi, trascurando tutto il necessario sistema di servizi che avrebbe invece dovuto innervare il tessuto urbano. Un quartiere con 44.000 abitanti e naenche un solo negozio- solo nel 1998, al oltre 20 anni dall'insediamento degli abitanti, iniziano ad aprire i mercatini rionali-, un asilo nido, una palestra. Fatto ancora più grave è che solo nel 1997 viene aperto un commissariato di polizia nella zona: un'inadempienza che ha portato ad oltre quindici anni di totale mancanza nel territorio di un presidio delle forze dell'ordine. Questa assenza protratta ha lasciato segni profondi sulla società locale che ha legato  nel frattempo con i clan camorristici della zona. Il qurtiere Scampia diviene uno dei principali mercati per l'imprenditorialità criminale: spaccio e consumo di droga, commercio di sigarette di contrabbando, scommesse clandestine ( il quartiere è stato ripetutamente teatro di combattimenti di cani) , e partecipazione di gruppi criminali allo smercio abusivo di prodotti ortofrutticoli. Lo chiamano anche " Terzo mondo" e a ragione. Qui il primo problema è quello demografico: gli abitanti ufficiali sono circa 44.000, ma stime più realistiche parlano di 70.000- 80.000, quasi il doppio. Viene poi l'alfabetizzazione. I residenti provvisti di titoli di studio sono il 74,5 %, oltre cinque punti percentuali in meno rispetto a Napoli ( 79.9%). La differenza più consistente è per i titoli più elevati: i laureati a Napoli sono il 5,6%, mentre a Scampia non raggiungono l'1%; i diplomati sono a Napoli il 17,8%, mentre a Scampia restano sotto il 10%. Superiore alla media cittadina anche il numero di alfabeti privi di titoli di studio. E non si tratta di persone anziane, ma di giovani. Risulta elevata anche la percentuale di analfabeti. A questi dati sconfortanti si deve aggiungere una forte disoccupazione giovanile, nettamente superiore a quella della media della città ( 54,9% contro 41,7%). Se tutto questo viene proiettato su uno sfondo caratterizzato da una forte presenza giovanile ed infantile, ne esce un quadro di emergenza scolastice che è indice di un grave disagio socioculturale del quartiere. La composizione dei nuclei familiari rivela una prevalenza di strutture familiari tradizionali se non arcaiche. I dati relativi alla distribuzione delle famiglie residenti mostrano che a Scampia le famiglie numerose ( 5 o più figli) sono più consistenti che a Napoli; in particolare quasi 11.000 residenti fanno parte di famiglie con sette o più membri. Con la situazione drammatica di Scampia, Napoli è, tra le città italiane ed europee, quella che presenta il più alto tasso di disuguaglianze sociali, dovuto anche all'assetto urbanistico della città. Nel quartiere " dormitorio" di Scampia esiste una disomogeneità sociale, in particolare fra i ceti medio-bassi, rimarcata dal fatto che questi ceti abitano ognuno in isolati diversi, senza spazi comuni come piazze, giardini, parchi ( questi in realtà ci sono, ma non sono frequentati per paura della microcriminalità). Proiettando invece la questione Scampia sull'intera città di Napoli è evidente la divisione tra zone abitate da ceti medio-alti e zone abitate da ceti medio-bassi. Una divisione che non fa che accentuare le differenze sociali e culturali tra gli abitanti della stessa città, una ghettizzazione tale da alimentare sentimenti quali l'invidia, il desiderio di possesso mirando ad una elevazione economica da ottenere in qualsiasi modo. Tutto ciò, accompagnato da fattori come l'ignoranza, il bullismo, la criminalità organizzata o meno, crea una miscela esplosiva che mette in pericolo la società intera.
Occorrono dunque politiche che portino al coinvolgimento di tutti i ceti sociali verso l'obiettivo condiviso del benessere della comunità intera.